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Presentiamo qui i primi risultati di una ricerca sullʼeducazione allo sviluppo (EaS) effettuata tra i principali attori della cooperazione decentrata italiana: le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Come si evidenzia già allʼinizio di questo rapporto, il concetto di “educazione allo sviluppo” racchiude in se molte valenze, differenti ma tra loro complementari e sinergiche; ciò è ancor più vero per le amministrazioni locali, le cui attività devono necessariamente corrispondere alle caratteristiche sia della loro mission, sia della cooperazione decentrata.

Da un lato la “cooperazione decentrata” non è solo cooperazione allo sviluppo in senso stretto, ma racchiude tutti gli elementi di partenariato internazionale tra i territori e le società amministrate dalle nostre regioni ed enti locali e quelli governati da enti omologhi negli altri paesi; quindi, oltre a rispondere allʼimperativo etico della solidarietà verso i popoli più svantaggiati, deve soddisfare anche molte altre istanze: una cooperazione per lo sviluppo reciproco, lʼintegrazione delle comunità immigrate  e la loro valorizzazione sia per lo sviluppo del paese di origine sia come “ponti” nelle relazioni tra i due territori, il rafforzamento dei legami culturali, sociali ed economici  con i propri cittadini ed i loro discendenti emigrati allʼestero, la promozione nel mondo del proprio territorio ed il sostegno ai processi di internazionalizzazione territoriale.

Dʼaltro lato in Italia la formazione e lʼeducazione sono competenze costituzionali delle regioni e questo collega fortemente le loro attività di EaS allʼistruzione formale ed  informale ed alle organizzazioni della società civile.

Inoltre, forse non si tratta di EaS in senso stretto, ma i governi locali, che operano con fondi pubblici e sono i più vicini ai cittadini, hanno lʼobbligo di motivare e di   rendere conto dellʼuso di tali fondi in iniziative di cooperazione internazionale e di informarli sulle loro attività, sugli esiti e sui benefici che ne derivano sia per i partner sia per la comunità italiana da essi amministrata.

Infine è opportuno ricordare che in un mondo ormai pienamente globalizzato ed in cui lʼultima analisi strategica organica sullʼinterdipendenza tra i popoli risale al  “rapporto Brandt” del 1979, vanno sempre più affermandosi posizioni di chiusura localista, di xenofobia e di risposta ultraliberista alla crisi economica (soprattutto del  Nord) ed è pertanto ancor più importante promuovere approcci di interculturalità, sostenere, anche sul piano sociale ed economico, processi di apertura ed  interdipendenza, ripensare il concetto di sviluppo e favorire un pensiero critico su sostenibilità ambientale, diritti umani, pace, wellfare e coesione sociale.

Non è un  caso che, nonostante la crisi, nella programmazione 2014- 2020 la Commissione europea proponga un consistente incremento delle risorse per la cooperazione, ed  anche alcuni Stati membri: ad esempio la Gran Bretagna, al contrario del nostro Paese, pur ridimensionando le risorse per lʼEaS ha fortemente aumentato quelle per la  cooperazione allo sviluppo.

In questo quadro lʼOICS, struttura delle Regioni e Province autonome italiane per la cooperazione internazionale, ha ben volentieri accolto ed appoggiato la proposta della Regione Marche di realizzare una prima mappatura ed analisi delle iniziative di educazione allo sviluppo realizzate dal sistema regionale di  cooperazione decentrata e delle sue prospettive future. Auspichiamo che questo lavoro, oltre a fare il punto sulla situazione attuale, possa contribuire a ridurre la frammentarietà delle iniziative ed a potenziare lʼimpegno in questa importante dimensione culturale, educativa e di crescita della consapevolezza sociale.