Iraq. Ambasciatore Carnelos visita i progetti italiani nel Kurdistan iracheno

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Iraq. Ambasciatore Carnelos visita i progetti italiani nel Kurdistan iracheno

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L'Ambasciatore d'Italia a Baghdad, Marco Carnelos, ha effettuato nei giorni scorsi una missione nella regione del Kurdistan iracheno durante la quale ha partecipato ad un seminario organizzato a Dohuk dall'Ong Aispo e dall'Università  di Sassari e ha visitato il campo sfollati di Khanke.

 

Nel corso del seminario l'Ambasciatore, accompagnato dall'Esperto dell'Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo Sergio Quattrocchi, ha presentato alle autorità  locali e al pubblico i risultati conseguiti nella seconda fase dei progetti in favore del Direttorato generale della Salute e dell'ospedale pediatrico €œHevi€ di Dohuk.

 

Gli interventi di Aispo, come evidenziato dall'Ambasciatore Carnelos nel suo intervento, sono stati possibili grazie all'eccellente collaborazione instauratasi, a partire dal 2013, tra lo staff di Aispo che ha un ufficio proprio all'interno del Direttorato e i dirigenti sanitari ed il personale medico e paramedico della struttura.

 

Durante la sua missione l'Ambasciatore ha inoltre incontrato il Governatore di Dohuk con il quale ha discusso dell'assistenza agli sfollati e ai rifugiati nella regione.

 

Data la sua collocazione geografica, il Governatorato di Dohuk è infatti quello che attualmente conta il maggior numero di campi per sfollati e rifugiati (22 completati e due in corso di realizzazione), al cui interno sono ospitati un totale di 100 mila rifugiati siriani e circa 750 mila sfollati interni, su una popolazione complessiva di 1,2 milioni di abitanti.

 

Nel campo profughi di Khanke l'Ambasciatore Carnelos ha infine partecipato alla cerimonia di distribuzione di certificati di frequenza a corsi di formazione in foto-giornalismo a 12 ragazze yazide provenienti da Sinjar, alcune delle quali vittime di violenza sessuale durante l'occupazione di Daesh.

 

All'interno del campo, oltre agli interventi svolti da Aispo, attraverso il contributo italiano di 500 mila euro a Unicef è stato possibile realizzare attività  di formazione per il recupero e la reintegrazione nella società  delle donne vittime di violenza, in linea con l'impegno dell'Italia nella tutela delle donne e delle minoranze etnico-religiose.