WeWorld Index 2016. Sono 3,7 miliardi gli €œesclusi€ nel mondo

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WeWorld Index 2016. Sono 3,7 miliardi gli €œesclusi€ nel mondo

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Sono circa 3,7 miliardi - pari ad oltre la metà  della popolazione mondiale - gli esclusi nel mondo che vivono in Paesi in cui il livello di inclusione di donne e bambini è insufficiente o, addirittura, esistono formi gravi o gravissime di esclusione sociale.

 

àˆ quanto emerge dal rapporto WeWorld Index 2016, presentato alla Farnesina da WeWorld Onlus e pubblicato con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.

 

Il rapporto, giunto alla seconda edizione, prende in esame la situazione di milioni di bambine, bambini, adolescenti e donne nel mondo.

 

L'Agenda 2030 - ha dichiarato il Direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Giampaolo Cantini, nel commentare il rapporto - introduce €œuna visione integrata dello sviluppo€ e il rapporto WeWorld Index 2016 pone l'accento sulla stretta relazione che esiste fra la tematica dell'infanzia e quella della parità  di genere.

 

€œL'Agenda 2030 pone l'accento sul forte legame fra le dimensioni dello sviluppo economico, della riduzione delle disuguaglianze e dell'inclusività €, ha sottolineato Cantini. Il rapporto, ha proseguito il Direttore, €œevidenzia molto bene le fortissime interrelazioni€ esistenti fra infanzia e parità  di genere, un aspetto che la nuova Agenda di sviluppo inserisce nel quadro di una visione molto pi๠integrata, prendendo in considerazione €œla dimensione della donna nel suo complesso€ e andando oltre la componente della tutela dei diritti.

 

In questo senso, ha osservato Cantini, la Cooperazione italiana €œha già  fatto moltissimo€ e in questa fase di rielaborazione del Documento triennale di programmazione approvato lo scorso anno €œtrova collocazione una visione delle tematiche di gender che va oltre il campo pi๠tradizionale della protezione dei diritti per impegnarsi nell'aspetto dell'empowerment a tutti i livelli, in particolare quello economico€.

 

Il rapporto mette inoltre in luce €œl'importanza della misurazione e, in generale, del peso che i rilevatori e le elaborazioni statistiche avranno nell'attuazione dell'Agenda€, ha aggiunto il Direttore, ricordando come proprio pochi giorni fa la Commissione statistica dell'Onu abbia approvato i 230 indicatori che entreranno a far parte dell'architettura dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs).

 

In tal senso, ha ricordato Cantini, la Cooperazione italiana ha approvato l'anno scorso un €œPiano d'azione statistica€ e sta realizzando nel settore una serie di iniziative in Myanmar, nel Corno d'Africa e nei Paesi caraibici. Alla presentazione ha partecipato anche Franco Conzato, della Direzione generale della Cooperazione internazionale e sviluppo (Devco) della Commissione Europea, il quale ha illustrato il cambiamento di approccio delle politiche di cooperazione realizzate dall'Ue, attraverso un graduale passaggio dalla rendicontazione delle attività  ai risultati, €œcon uno spostamento della nostra programmazione dai mezzi all'impatto finale dei progetti€, sulla scia del mutato contesto internazionale seguito alla Conferenza di Busan del 2011.

 

Sulla necessità  di adottare un approccio allo sviluppo €œintegrato e di sistema€ ha posto l'accento il Presidente di WeWorld, Marco Chiesara, secondo il quale l'Agenda 2030 €œnon propone pi๠una dicotomia tra Paesi del nord e del sud del mondo€, ma pone la necessità  di intervenire anche nei Paesi sviluppati €œcon interventi diretti e di advocacy€, attraverso il coinvolgimento €œconcreto e operativo€ della società  civile e dell'opinione pubblica e una €œpi๠forte relazione tra pubblico e privato€, di cui le Ong possono essere dei laboratori interessanti. Secondo il rapporto WeWorld Index 2016, l'Italia è al 20mo posto nella graduatoria, che vede al primo posto la Norvegia.

 

Secondo il rapporto, nel nostro Paese si sono riscontrati dei miglioramenti per quanto riguarda gli indicatori relativi alla partecipazione politica delle donne ma, per favorire l'inclusione di donne e bambini, serve l'attuazione di politiche e pratiche inclusive in molteplici ambiti, tra cui la salute, l'educazione, la parità  di genere, la lotta alla violenza.

 

Nel 2016, si legge nel rapporto, la forbice che misura il divario di inclusione tra il Paese migliore (la Norvegia) e quello peggiore (la Repubblica Centrafricana) si è allargata del 4 per cento. In cima alla classifica, dietro alla Norvegia, figurano Finlandia, Islanda, Svezia e Danimarca. In coda alla graduatoria compare invece la Repubblica Centrafricana, preceduta da Ciad, Repubblica del Congo, Niger e Sierra Leone. La classifica prende in esame 168 Paesi ed è divisa in cinque gruppi: 19 a cosiddetta €œbuona inclusione€, 49 a €œsufficiente inclusione€, 51 a €œinsufficiente inclusione€, 31 a €œgrave esclusione€ e 18 a €œgravissima esclusione€.